giovedì 4 luglio 2013

Settimo scontro: Il Konvitato Vs. Leyla Hayat, primo round.

Leyla era sola nel locale, il bar era vuoto.
Il direttore si era inventato una scusa per allontanarsi, e aveva lasciato Leyla a contemplare il cielo.
Un aereo passò, lasciando una scia di condensa, una voce nel locale ringhiò: “Maledetti, vogliono avvelenarci tutti!”
Leyla ricordò, quando era una bambina gli ISM le avevano spiegato che le scie di condensa degli aeroplani erano in realtà strani farmaci che le avrebbero impedito la crescita.
Fosse stato vero... rimase qualche minuto immersa nei propri pensieri: stabilì che se Vaironi avesse avuto bisogno di lei la avrebbe richiamata.
Amelio attese l'attenzione di Leyla.
Dopo un po' si voltò verso un Amelio Vaironi piuttosto adirato e disse, tanto per chiarire che “palestinese” non è sinonimo di ignorante: “è solo vapore.”
In quel momento entrò Il Konvitato, che visto Vaironi fece scattare il braccio e tuonò “Sieg Heil! MabVuk! Hezbollah faVà fuoVi tutti quei poVci ebVei.” Vaironi non rispose al saluto, ma rispose: “Bravo, sono sollevato nel vedere che c'è qualcuno che capisce come stanno le cose”
“Tutti nei foVni quegli assassini di bambini!”
Leyla non capiva l'umorismo del Konvitato, ma osservando la sua espressione notò con una scarica di orrore che per recitare la parte del francese antisemita il Konvitato aveva assunto l'espressione costante di Leyla stessa.
Vide sé stessa nella caricatura di Kaplinskji e guardò Vaironi, che aveva la stessa espressione.
Realizzò subito l'assurdità della scena.
Vaironi, benché molto più piccolo del Konvitato era comunque alto quasi come Leyla, e piuttosto paffuto, e in passato aveva gi­rato dei film propagandistici in cui recitava la parte del Konvitato, che opprimeva i poveri palestinesi... come lei.
Il Konvitato era completamente diverso dal personaggio interpretato da Vaironi, ma ora...
Era il Konvitato che stava recitando la parte di Amelio Vaironi.
E Vaironi abboccava. Le scappò di dire in arabo: “Come hanno sempre fatto.”
Il Konvitato interruppe i suoi scherzi con Vaironi e le chiese, nella stessa lingua: “hai detto qualcosa?”
Leyla si ricompose, e chiese: “Come è andata?” Poi chiuso il pugno fece il gesto di infilarsi di lato un oggetto delle dimensioni di un cetriolo in bocca, deformando contemporaneamente la guancia con la lingua, come si sarebbe deformata se l'oggetto im­ maginario fosse esistito. “Buono?” Incrociò le braccia e si appoggiò alla lavastoviglie, si chiedeva come avrebbe reagito il Kon­vitato... o cosa sarebbe passato per la testa di Vaironi.
Il Konvitato si diede una pacca sugli addominali, duri come roccia, e sorridendo rispose:
“salato al punto giusto, anzi, se permetti ho un certo bruciore al culo” e indicò la toilette, Leyla la indicò col mento e disse: “Se mi dai un minuto ci metto un ananasso.” “Dopo il colloquio col poliziotto non me ne accorgerei neanche, lascia perdere” disse il Konvitato, finì la frase mentre apriva la porta.
Solo allora Leyla notò che Amelio aveva un sacchetto di dolci con sé, che appoggiò sul banco sorridendo. Leyla attese che di­ cesse qualcosa, Dopo un buon minuto Amelio disse:
“Ho pensato che li avresti graditi.”
Leyla senza muoversi chiese cosa ci fosse nel sacchetto.
Elegantemente Vaironi prese una salvietta ed estrasse un Krapfen dal sacchetto, e lo porse a Leyla, che lo prese in mano, stando attenta a non far cadere lo zucchero, in quella il Konvitato tornò dalla toilette.
Leyla, tenendo il Krapfen in mano davanti a sé disse, di nuovo in Arabo: “C'è della crema
dentro.”
“Probabile, crema o marmellata, immagino a Gaza non esistano dolci simili.”
Leyla sembrava uno scienziato che esaminasse un bolide con delle incisioni sopra, ma per guardare sotto al krapfen fece un mo­ vimento che fece scorrere al Konvitato un brivido lungo la schiena: tenendo il krapfen immobile rispetto all'ambiente si abbassò sulle ginocchia fino a trovarsi a guardarlo da sotto, Il Konvitato osservò il movimento, poi si avvicinò al banco e si chinò fino ad avere la testa alla stessa altezza di quella di Leyla, le posizioni delle teste erano simmetriche, Vaironi si chiese di cosa stesse­ ro parlando, visto che a parte “salamalekium” o “mabrouk” non sapeva una sola parola di arabo.
Il Konvitato osservò il pulsare del cuore di Leyla, chiaramente percettibile dalle vene dell'avambraccio, ma il krapfen non si muoveva in alcun modo.
Chiese a Leyla: “Per caso hai mai misurato il tuo tackle?”
Leyla rispose: “sei e quaranta”
Il Konvitato disse: “Io cinque e ottanta”
Leyla commentò: “non lo avrei mai detto... Tu sai perché la crema non viene fuori?”
Il Konvitato indicò il krapfen e disse: “Forse è perché è impastato con strutto”
Senza muoversi Leyla chiese al Konvitato: “Oh, profeta! E adesso che dovrei fare?”
Il Konvitato rispose: “Io adoro i krapfen”
Leyla disse: “Adesso che mi hai detto che ci potrebbe essere dello strutto dentro non potrei addentarlo neanche se ne andasse della mia vita”
Il Konvitato disse: “digli che sei diabetica.”
Vaironi capì la parola greca, e si profuse in scuse, Leyla lo rassicurò dicendogli che lui non poteva saperlo.
Il Konvitato riprese lo scherzo con Vaironi e sbottò: “PoVci ebVei, hanno la medicina peV il diabete e non la danno ai bambini palestinesi, peV questo questa Vagazza deve soffViVe.”
Vaironi gli dava corda, ma Leyla si sentiva strana, tutto d'un tratto. come se avesse l'influenza.
Osservò il Konvitato sorridere, e una visione si sovrappose alla realtà: Il Konvitato era a Gaza, con la divisa dell'IDF, un proiet­tile gli aveva trapassato il polmone sinistro, sanguinava dalla bocca. Un altro proiettile nella visione gli entrò in gola, quella ca­ ricatura del Konvitato sorrideva divertita, mentre il sangue colava copioso.
Leyla vide un terzo proiettile fargli saltare il cranio. Era inorridita, la visione aveva sostituito del tutto i dati raccolti dai suoi oc­chi.
La visione cominciò a diventare trasparente, si sentiva fatta di formiche inferocite, e dalla visione affiorò il Konvitato, che la stava riprendendo con una fotocamera digitale.
Leyla si sentì incredibilmente nauseata dalla visione appena dileguatasi. Era abituata all'umorismo del Konvitato, ora si sentiva come se il sangue fosse gelato, il Konvitato stava riponendo la fotocamera, e Leyla improvvisamente gli tirò un micidiale ceffo­ne, e disse in ebraico: “Se ti dimentichi cos'è la paura morirai!”
Il Konvitato era giustificabilmente scosso, e un ceffone di Leyla aveva effetto anche su di lui. Accarezzandosi la guancia dolen­te le chiese in inglese: “Stai poco bene?”
Leyla rispose in ebraico: “Quanto ho desiderato ucciderti, Yigal...” fece una breve pausa, poi con voce inumana aggiunse “LO SAI!”
Il Konvitato, massaggiandosi ancora la guancia dolorante disse, sorridendo: “Acqua passata, Leyla.”
Leyla sentì la tensione abbandonarla, e tornando in sé si stupì del proprio gesto di pochi secondi prima.
Il Konvitato, dimenticandosi di ostentare l'accento francese disse a Vaironi: “Senti, è meglio se torni un' altra volta”
Vaironi non se la sentiva di affrontare il Konvitato per fare impressione su Leyla, non sapeva cosa fare, ma per qualche motivo non gli piaceva l'idea di prendere ordini da quell'uomo.
Leyla stava per mettersi a piangere, e disse a Vaironi: “Ti prego: fai come dice lui” Vaironi stava per obbiettare, ma subito deci­ se di esaudire il desiderio di Leyla.
Leyla riusciva ancora a trattenere le lacrime, quando Vaironi fu uscito, disse al Konvitato: “Dammi solo un minuto” Preparò due caffè, mentre il liquido cadeva nelle due tazze prese dal frigorifero delle bibite un the alla pesca, quindi rovesciò i due caffè in un bicchiere più grande, e portò le due bevande ad un tavolo. I due si sedettero uno di fronte all'altro.
“Il mio cervello non funziona bene” sospirò Leyla.
Il Konvitato disse: “Per una donna araba quello che hai fatto è inconcepibile, ma fra le Europee la tua reazione è normalissima.”
“Normale?” Chiese Leyla con un filo di voce.
“L'umorismo israeliano è estremamente macabro, per la maggior parte degli europei. Vedi, a loro piace pensare che un soldato sia un animale di una specie diversa, e non un essere umano.” Spiegò il Konvitato.
“Cioè pensano che i soldati siano un' altra specie animale? Questo è assurdo, è ovvio che un soldato è un essere umano.” ob­ biettò Leyla.
“Hanno dei sensi di colpa, e difficilmente sopportano l'idea che un soldato sia una persona, quindi quando mi hai visto fare lo scemo con Amelio probabilmente ti sei sentita in colpa per i tuoi intenti omicidi, ed è dura da sopportare.”
“Leyla annuì: deve essere andata proprio così, è stato come se mi fossi addormentata e avessi sognato di ucciderti, ma non lo voglio, non fuori da Gaza, per lo meno.”
Il Konvitato la guardò perplesso, poi sorrise e disse: “Un po' di riguardo per gli abitanti di questa città non è reato”
Leyla scosse la testa: “Non è quello, non voglio ucciderti, ma nella striscia saremmo avversari, poi mi dispiacerebbe averlo fat­to, ma sarebbe una cosa che... avrei dovuto fare, mi reputi malvagia per questo?”
Il Konvitato sospirò, e disse: “La cosa è reciproca, so cosa intendi dire.”
“E io non volevo pensarci, ti ho odiato... per quello che dicevi a Vaironi, sentirti incitare un tuo nemico, per scherzo poi... è sta­ to orribile, infernale.” Leyla cercava di esprimere al meglio a parole sentimenti molto complessi.
Il Konvitato estrasse dalla tasca la fotocamera digitale, e ci armeggiò mentre Leyla continuava: “ho percepito i sentimenti di quell'idiota, pure, mi sento contaminata...”
Il Konvitato richiamò la sua attenzione, e disse: “Guarda qui che bella bambolina.” Accortosi che c'era qualcosa di inconsueto in Leyla aveva registrato l'evolversi della crisi di lei.
Leyla, nel visore dell'apparecchio vide sé stessa, la camera stava chiudendo sul suo volto, e vide i muscoli del viso distendersi, la propria espressione farsi neutra.
Esprimeva dagli occhi verde scuro una rabbia quale non aveva mai provato nella sua vita, ma il resto del volto e del collo erano quelli di una modella per costumi da bagno.
Il Konvitato fermò l'immagine. Leyla guardò rapita l'espressione che neanche sapeva di poter assumere.
Sentiva di avere la solita espressione incazzata, accarezzo il visore pensando che voleva mostrare al mondo la bellezza che ci vedeva dentro, poi guardò il Konvitato, e tornò a guardare il visore, serenamente disse: “Io e te abbiamo gli occhi dello stesso colore”
Il Konvitato le arruffò i capelli con una mano, e disse: “Se ti ci metti sei proprio una bella bambina”
Leyla sentì che i muscoli della faccia si stavano rilassando, non come nella foto, forse un decimo, ma pensava che quella nella foto era lei.
Restarono così qualche minuto, poi Leyla chiese: “Prima, perché ti sei informato sulla portata del mio tackle?”
Yigal le raccontò brevemente della bravata di Coccinella, avvenuta un paio di ore prima.
Leyla ascoltò senza interrompere.
Il Konvitato la indicò e disse: “Se ci fossi stata tu al mio posto lo avresti preso senz'altro, lo ho mancato per pochi centesimi di secondo.”
Leyla si accarezzo il mento guardando lontano dal Konvitato e pensosamente disse: “Coccinella, dici? Più probabile che mi avrebbe afferrato per il collo per costringere Dollinger a lasciarlo andare. Avrebbe fatto una scelta simile se si fosse reso conto che il tuo tackle avrebbe connesso, e uno al suo livello non avrebbe mai organizzato un simile scherzo senza essere certo di po­ ter gestire qualunque sviluppo.”
Il Konvitato strabuzzò gli occhi: “Non ci avevo pensato, quando gli son saltato addosso... quel finocchio è dunque invincibile?”
Fu il turno di Leyla di strabuzzare gli occhi: “Perché vorresti vincerlo? Credevo fosse tuo amico.”
Il Konvitato incrociò le braccia sul petto e spiegò: “Bè, è un po' come giocare a ping pong con un amico, anche se è tuo amico, uno così forte vorresti batterlo almeno una volta.”

Leyla scosse la testa e mormorò: “Non lo capisco, magari più avanti lo capirò” Tornò a guardare la propria foto, e aggiunse: “Lo spero” Poi chiese al Konvitato di stamparle il fotogramma in un internet cafè.  

Nessun commento:

Posta un commento