Leyla era sola nel locale, il bar era
vuoto.
Il direttore si era inventato una scusa
per allontanarsi, e aveva lasciato Leyla a contemplare il cielo.
Un aereo passò, lasciando una scia di
condensa, una voce nel locale ringhiò: “Maledetti, vogliono
avvelenarci tutti!”
Leyla ricordò, quando era una bambina
gli ISM le avevano spiegato che le scie di condensa degli aeroplani
erano in realtà strani farmaci che le avrebbero impedito la
crescita.
Fosse stato vero... rimase qualche
minuto immersa nei propri pensieri: stabilì che se Vaironi avesse
avuto bisogno di lei la avrebbe richiamata.
Amelio attese l'attenzione di Leyla.
Dopo un po' si voltò verso un Amelio
Vaironi piuttosto adirato e disse, tanto per chiarire che
“palestinese” non è sinonimo di ignorante: “è solo vapore.”
In quel momento entrò Il Konvitato,
che visto Vaironi fece scattare il braccio e tuonò “Sieg Heil!
MabVuk! Hezbollah faVà fuoVi tutti quei poVci ebVei.” Vaironi non
rispose al saluto, ma rispose: “Bravo, sono sollevato nel vedere
che c'è qualcuno che capisce come stanno le cose”
“Tutti nei foVni quegli assassini di
bambini!”
Leyla non capiva l'umorismo del
Konvitato, ma osservando la sua espressione notò con una scarica di
orrore che per recitare la parte del francese antisemita il Konvitato
aveva assunto l'espressione costante di Leyla stessa.
Vide sé stessa nella caricatura di
Kaplinskji e guardò Vaironi, che aveva la stessa espressione.
Realizzò subito l'assurdità della
scena.
Vaironi, benché molto più piccolo del
Konvitato era comunque alto quasi come Leyla, e piuttosto paffuto, e
in passato aveva girato dei film propagandistici in cui
recitava la parte del Konvitato, che opprimeva i poveri
palestinesi... come lei.
Il Konvitato era completamente diverso
dal personaggio interpretato da Vaironi, ma ora...
Era il Konvitato che stava recitando la
parte di Amelio Vaironi.
E Vaironi abboccava. Le scappò di dire
in arabo: “Come hanno sempre fatto.”
Il Konvitato interruppe i suoi scherzi
con Vaironi e le chiese, nella stessa lingua: “hai detto qualcosa?”
Leyla si ricompose, e chiese: “Come è
andata?” Poi chiuso il pugno fece il gesto di infilarsi di lato un
oggetto delle dimensioni di un cetriolo in bocca, deformando
contemporaneamente la guancia con la lingua, come si sarebbe
deformata se l'oggetto im maginario fosse esistito. “Buono?”
Incrociò le braccia e si appoggiò alla lavastoviglie, si chiedeva
come avrebbe reagito il Konvitato... o cosa sarebbe passato
per la testa di Vaironi.
Il Konvitato si diede una pacca sugli
addominali, duri come roccia, e sorridendo rispose:
“salato al punto giusto, anzi, se
permetti ho un certo bruciore al culo” e indicò la toilette, Leyla
la indicò col mento e disse: “Se mi dai un minuto ci metto un
ananasso.” “Dopo il colloquio col poliziotto non me ne accorgerei
neanche, lascia perdere” disse il Konvitato, finì la frase mentre
apriva la porta.
Solo allora Leyla notò che Amelio
aveva un sacchetto di dolci con sé, che appoggiò sul banco
sorridendo. Leyla attese che di cesse qualcosa, Dopo un buon
minuto Amelio disse:
“Ho pensato che li avresti graditi.”
Leyla senza muoversi chiese cosa ci
fosse nel sacchetto.
Elegantemente Vaironi prese una
salvietta ed estrasse un Krapfen dal sacchetto, e lo porse a Leyla,
che lo prese in mano, stando attenta a non far cadere lo zucchero, in
quella il Konvitato tornò dalla toilette.
Leyla, tenendo il Krapfen in mano
davanti a sé disse, di nuovo in Arabo: “C'è della crema
dentro.”
“Probabile, crema o marmellata,
immagino a Gaza non esistano dolci simili.”
Leyla sembrava uno scienziato che
esaminasse un bolide con delle incisioni sopra, ma per guardare sotto
al krapfen fece un mo vimento che fece scorrere al Konvitato un
brivido lungo la schiena: tenendo il krapfen immobile rispetto
all'ambiente si abbassò sulle ginocchia fino a trovarsi a guardarlo
da sotto, Il Konvitato osservò il movimento, poi si avvicinò al
banco e si chinò fino ad avere la testa alla stessa altezza di
quella di Leyla, le posizioni delle teste erano simmetriche, Vaironi
si chiese di cosa stesse ro parlando, visto che a parte
“salamalekium” o “mabrouk” non sapeva una sola parola di
arabo.
Il Konvitato osservò il pulsare del
cuore di Leyla, chiaramente percettibile dalle vene dell'avambraccio,
ma il krapfen non si muoveva in alcun modo.
Chiese a Leyla: “Per caso hai mai
misurato il tuo tackle?”
Leyla rispose: “sei e quaranta”
Il Konvitato disse: “Io cinque e
ottanta”
Leyla commentò: “non lo avrei mai
detto... Tu sai perché la crema non viene fuori?”
Il Konvitato indicò il krapfen e
disse: “Forse è perché è impastato con strutto”
Senza muoversi Leyla chiese al
Konvitato: “Oh, profeta! E adesso che dovrei fare?”
Il Konvitato rispose: “Io adoro i
krapfen”
Leyla disse: “Adesso che mi hai detto
che ci potrebbe essere dello strutto dentro non potrei addentarlo
neanche se ne andasse della mia vita”
Il Konvitato disse: “digli che sei
diabetica.”
Vaironi capì la parola greca, e si
profuse in scuse, Leyla lo rassicurò dicendogli che lui non poteva
saperlo.
Il Konvitato riprese lo scherzo con
Vaironi e sbottò: “PoVci ebVei, hanno la medicina peV il diabete e
non la danno ai bambini palestinesi, peV questo questa Vagazza deve
soffViVe.”
Vaironi gli dava corda, ma Leyla si
sentiva strana, tutto d'un tratto. come se avesse l'influenza.
Osservò il Konvitato sorridere, e una
visione si sovrappose alla realtà: Il Konvitato era a Gaza, con la
divisa dell'IDF, un proiettile gli aveva trapassato il polmone
sinistro, sanguinava dalla bocca. Un altro proiettile nella visione
gli entrò in gola, quella ca ricatura del Konvitato sorrideva
divertita, mentre il sangue colava copioso.
Leyla vide un terzo proiettile fargli
saltare il cranio. Era inorridita, la visione aveva sostituito del
tutto i dati raccolti dai suoi occhi.
La visione cominciò a diventare
trasparente, si sentiva fatta di formiche inferocite, e dalla visione
affiorò il Konvitato, che la stava riprendendo con una fotocamera
digitale.
Leyla si sentì incredibilmente
nauseata dalla visione appena dileguatasi. Era abituata all'umorismo
del Konvitato, ora si sentiva come se il sangue fosse gelato, il
Konvitato stava riponendo la fotocamera, e Leyla improvvisamente gli
tirò un micidiale ceffone, e disse in ebraico: “Se ti
dimentichi cos'è la paura morirai!”
Il Konvitato era giustificabilmente
scosso, e un ceffone di Leyla aveva effetto anche su di lui.
Accarezzandosi la guancia dolente le chiese in inglese: “Stai
poco bene?”
Leyla rispose in ebraico: “Quanto ho
desiderato ucciderti, Yigal...” fece una breve pausa, poi con voce
inumana aggiunse “LO SAI!”
Il Konvitato, massaggiandosi ancora la
guancia dolorante disse, sorridendo: “Acqua passata, Leyla.”
Leyla sentì la tensione abbandonarla,
e tornando in sé si stupì del proprio gesto di pochi secondi prima.
Il Konvitato, dimenticandosi di
ostentare l'accento francese disse a Vaironi: “Senti, è meglio se
torni un' altra volta”
Vaironi non se la sentiva di affrontare
il Konvitato per fare impressione su Leyla, non sapeva cosa fare, ma
per qualche motivo non gli piaceva l'idea di prendere ordini da
quell'uomo.
Leyla stava per mettersi a piangere, e
disse a Vaironi: “Ti prego: fai come dice lui” Vaironi stava per
obbiettare, ma subito deci se di esaudire il desiderio di
Leyla.
Leyla riusciva ancora a trattenere le
lacrime, quando Vaironi fu uscito, disse al Konvitato: “Dammi solo
un minuto” Preparò due caffè, mentre il liquido cadeva nelle due
tazze prese dal frigorifero delle bibite un the alla pesca, quindi
rovesciò i due caffè in un bicchiere più grande, e portò le due
bevande ad un tavolo. I due si sedettero uno di fronte all'altro.
“Il mio cervello non funziona bene”
sospirò Leyla.
Il Konvitato disse: “Per una donna
araba quello che hai fatto è inconcepibile, ma fra le Europee la tua
reazione è normalissima.”
“Normale?” Chiese Leyla con un filo
di voce.
“L'umorismo israeliano è
estremamente macabro, per la maggior parte degli europei. Vedi, a
loro piace pensare che un soldato sia un animale di una specie
diversa, e non un essere umano.” Spiegò il Konvitato.
“Cioè pensano che i soldati siano
un' altra specie animale? Questo è assurdo, è ovvio che un soldato
è un essere umano.” ob biettò Leyla.
“Hanno dei sensi di colpa, e
difficilmente sopportano l'idea che un soldato sia una persona,
quindi quando mi hai visto fare lo scemo con Amelio probabilmente ti
sei sentita in colpa per i tuoi intenti omicidi, ed è dura da
sopportare.”
“Leyla annuì: deve essere andata
proprio così, è stato come se mi fossi addormentata e avessi
sognato di ucciderti, ma non lo voglio, non fuori da Gaza, per lo
meno.”
Il Konvitato la guardò perplesso, poi
sorrise e disse: “Un po' di riguardo per gli abitanti di questa
città non è reato”
Leyla scosse la testa: “Non è
quello, non voglio ucciderti, ma nella striscia saremmo avversari,
poi mi dispiacerebbe averlo fatto, ma sarebbe una cosa che...
avrei dovuto fare, mi reputi malvagia per questo?”
Il Konvitato sospirò, e disse: “La
cosa è reciproca, so cosa intendi dire.”
“E io non volevo pensarci, ti ho
odiato... per quello che dicevi a Vaironi, sentirti incitare un tuo
nemico, per scherzo poi... è sta to orribile, infernale.”
Leyla cercava di esprimere al meglio a parole sentimenti molto
complessi.
Il Konvitato estrasse dalla tasca la
fotocamera digitale, e ci armeggiò mentre Leyla continuava: “ho
percepito i sentimenti di quell'idiota, pure, mi sento
contaminata...”
Il Konvitato richiamò la sua
attenzione, e disse: “Guarda qui che bella bambolina.” Accortosi
che c'era qualcosa di inconsueto in Leyla aveva registrato
l'evolversi della crisi di lei.
Leyla, nel visore dell'apparecchio vide
sé stessa, la camera stava chiudendo sul suo volto, e vide i muscoli
del viso distendersi, la propria espressione farsi neutra.
Esprimeva dagli occhi verde scuro una
rabbia quale non aveva mai provato nella sua vita, ma il resto del
volto e del collo erano quelli di una modella per costumi da bagno.
Il Konvitato fermò l'immagine. Leyla
guardò rapita l'espressione che neanche sapeva di poter assumere.
Sentiva di avere la solita espressione
incazzata, accarezzo il visore pensando che voleva mostrare al mondo
la bellezza che ci vedeva dentro, poi guardò il Konvitato, e tornò
a guardare il visore, serenamente disse: “Io e te abbiamo gli occhi
dello stesso colore”
Il Konvitato le arruffò i capelli con
una mano, e disse: “Se ti ci metti sei proprio una bella bambina”
Leyla sentì che i muscoli della faccia
si stavano rilassando, non come nella foto, forse un decimo, ma
pensava che quella nella foto era lei.
Restarono così qualche minuto, poi
Leyla chiese: “Prima, perché ti sei informato sulla portata del
mio tackle?”
Yigal le raccontò brevemente della
bravata di Coccinella, avvenuta un paio di ore prima.
Leyla ascoltò senza interrompere.
Il Konvitato la indicò e disse: “Se
ci fossi stata tu al mio posto lo avresti preso senz'altro, lo ho
mancato per pochi centesimi di secondo.”
Leyla si accarezzo il mento guardando
lontano dal Konvitato e pensosamente disse: “Coccinella, dici? Più
probabile che mi avrebbe afferrato per il collo per costringere
Dollinger a lasciarlo andare. Avrebbe fatto una scelta simile se si
fosse reso conto che il tuo tackle avrebbe connesso, e uno al suo
livello non avrebbe mai organizzato un simile scherzo senza essere
certo di po ter gestire qualunque sviluppo.”
Il Konvitato strabuzzò gli occhi: “Non
ci avevo pensato, quando gli son saltato addosso... quel finocchio è
dunque invincibile?”
Fu il turno di Leyla di strabuzzare gli
occhi: “Perché vorresti vincerlo? Credevo fosse tuo amico.”
Il Konvitato incrociò le braccia sul
petto e spiegò: “Bè, è un po' come giocare a ping pong con un
amico, anche se è tuo amico, uno così forte vorresti batterlo
almeno una volta.”
Leyla scosse la testa e mormorò: “Non
lo capisco, magari più avanti lo capirò” Tornò a guardare la
propria foto, e aggiunse: “Lo spero” Poi chiese al Konvitato di
stamparle il fotogramma in un internet cafè.
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