L'anta dell'armadio si aprì, e ne uscì
una persona.
Yigal ripensò al fatto che lo scaffale
vicino all'armadio gli sembrava TROPPO carico.
Il ragazzo era bello come un modello di
una pubblicità di profumi, alto, snello, bruno.
I suoi abiti avevano uno stile punk, ma
anche una certa ricercatezza: Indossava dei pantaloni mimetici, i cui
colori erano fucsia, lilla e bianco, e un top con una sola spallina,
nero a pallini rossi.
I capelli, pur acconciati in una
spazzola alta quattro dita, apparivano molto soffici.
Era truccato come si truccano le donne,
i suoi occhi neri come il carbone erano evidenziati da un sapiente
uso di eye-liner. ma stranamente non appariva effeminato...
Yigal pensò ai predoni persiani delle
favole. Erano favole?
Il tutore dell'ordine e il super
soldato erano semplicemente pietrificati, e il ragazzo parlò di
nuovo: “Con le robe da agenti segre ti anche me la cavo, ma
sapete...” I due che erano legittimati a stare in quella stanza
blindata erano allibiti, la voce era identica a quando era
nell'armadio.
“Son talmente finocchio che
semplicemente non riesco a stare a sentire due ragazzoni muscolosi
che si mettono a parlare di figa.”
Con naturalezza andò alla porta, e
prese la maniglia.
“Ah” concluse: “Per farmi
perdonare del disturbo...”
Dollinger in un istante puntò la
propria arma contro lo sconosciuto, che annoiato replicò: “è
scarica” e prese dalla tasca sulla co scia destra un oggetto
grande come un libro.
Il Konvitato si preparò a
scagliarglisi addosso, fiducioso nel fatto che solo Dollinger avrebbe
potuto aprire la porta.
Lo sconosciuto lanciò l'oggetto con
grazia, vecchio trucco. Il poliziotto e il guerriero seguitarono a
tenere d'occhio lui ignoran do la scatoletta, che da come
volteggiava era troppo leggera per essere un pericolo.
Si sentì un ronzio, la scatoletta era
stata tirata sul comando di apertura della porta. Il Konvitato scattò
con la rapidità di una ti gre. Disposto a farsi male nel
placcaggio, era orizzontale ad un metro dal suolo, con la precauzione
di offrire alla linea di tiro di Dollinger la suola dello stivale e
non... parti che magari gli sarebbero servite la sera stessa, giusto
nel caso quella della pistola scarica fosse un bluff e Dollinger
fosse abile meno di un centesimo di quanto appariva. Dollinger non
sparò, ma il misterioso punk era già fuori, la porta non era ancora
completamente chiusa.
Per quanto il Konvitato fosse forte,
non poteva di certo con il dorso di una mano contrastare il calcio
con cui l'altro chiuse la porta e si mise a correre nello stesso
tempo, si attaccò alla maniglia allo scopo di finire fuori dalla
stanza per inerzia, ma il ron zio cessò.
Dollinger per riflesso aveva spostato
la scatoletta dal pulsante.
Capito l'errore aveva tornato a
premerlo, ma il Konvitato, che si era fermato con le mani contro il
muro, gli fece cenno di lasciar perdere e rimessosi in piedi tornò
direttamente da Dollinger.
“Questa è una città relativamente
tranquilla, se ne andrà dal tetto, e capace che ha interrotto le
registrazioni delle telecamere.” Le indicò per sottolineare la
diabolica scaltrezza dell'intruso.” Inutile far casino chiedendo di
provare a prenderlo nell'edificio”
Dollinger si scusò: “Non mi sono
reso conto che quando ho tolto la scatola era già mezzo fuori.”
Yigal, comprensivo disse: “Già, col
suo teatrino ha comprato mezzo secondo a tutti e due. Ricordati di
vedere come ha eluso le telecamere, non registrano ma continuano a
mostrare la stanza con te dentro. Non è possibile che abbia steso
qualcuno per en trare qui.”
Dollinger sconsolato confermò: “Dì
pure che ci ha buggerati alla grande tutti e due, sapeva al decimo di
secondo cosa avremmo fatto, sapeva che nessuno avrebbe notato che il
contenuto della stanza differiva dalle immagini delle telecamere, un
gran lavo ro.”
Yigal: “Hai ragione, le pecche dei
nostri addestramenti sono che in certe situazioni le nostre reazioni
possono essere previste con largo anticipo, ma vorrei sapere cosa
voleva.”
“Uno così può fotterci quando
vuole, sembrava un ninja.”
I due giganti erano scossi e
imbarazzati. Non si vergognavano ad ammetterlo, ma si sentivano
umiliati.
Sentirono bussare alla finestra, era il
punk. Fece il gesto di rompere un sigillo e guardare in uno scrigno,
poi fece loro un sorriso sincero, accattivante e infantile, fece il
gesto di tirare una catenella e si accosciò girando su sé stesso,
sparendo alla vista, per ul tima la mano, che agitava in segno
di saluto.
“Andato” grugnì il Konvitato “E
ci si beccherà quando vorrà lui.”
“Ma chi è?” Chiese Dollinger.
“Vediamo cosa c'è nella scatola”
disse il Konvitato.
Aprirono la scatola e dentro c'era un
biglietto, grande poco meno del coperchio della scatola, la carta era
a buccia d'arancia, c'e ra scritta una frase in ebraico, sotto
uno svolazzo, sotto ancora una frase in tedesco, e sotto ancora,
scritta in corsivo, la parola “Coccinella” Il puntino della “I”
era una stilizzazione dell'insetto, veramente carina, anche con i
riflessi sulle parti nere, nono stante la semplicità.
“Santo cielo, quello!” sospirò il
Konvitato.
Dollinger chiese: “Ne hai sentito
parlare?”
Il Konvitato indicò la frase in
tedesco e disse: “In ebraico c'è scritto: “Questi li ho fatti io
con le mie manine d'oro.””
“In tedesco è lo stesso” Disse
Dollinger, e cautamente sollevò il biglietto. Sotto c'erano 16
dolcetti turchi.
“Il Konvitato ne indicò uno e disse:
guarda che roba, questo. Ha selezionato e spellato i pistacchi uno ad
uno, ma come li avrà tagliati così fini?”
“Muoio dalla voglia di assaggiarne
uno, ma se lo facessi sarei dannato a vita, puoi tenerli”
“Incorruttibile fino al cioccolatino,
eh? Lo avevo capito” disse Yigal, anche per mitigare l'imbarazzo.
Il poliziotto osservò: “Non mi hai
detto chi è quel tipo, ma sembra che tu ti sia tranquillizzato
appena hai visto la firma.”
“è iraniano, contro gli Ayatollah,
se lo pigliano lo appendono... il ché tecnicamente ne fa un amico.”
“Perché lo chiamano “Coccinella”?”
chiese Dollinger.
“L'insetto che contrassegnava la “i”,non so in quale lingua. Lo chiamano così perché te lo trovi davanti, non sai come, non sai
perché, e ad un certo punto non c'è più e ti lascia a chiederti
cosa abbia fatto.”
“Meritatissimo, direi” fu la
risposta.
Dollinger finalmente rimise la pistola
nella fondina e disse: “Sai, sono un appassionato di pesca alla
carpa. Mi viene da pensare a quando ero piccolo... quando abboccava
un pesce pesante lo perdevo sempre perché ero troppo eccitato
all'idea di tirarlo su e vantarmene con gli amici, poi ho corretto
questa tendenza... e penso che oggi sia tornata fuori”
Il Konvitato rise: “Proprio quella,
era come quando da bambino trattieni qualcosa in un sogno e quando ti
svegli non c'è più... in fondo credo di aver intuito chi fosse
quando è uscito dall'armadio, ed ho pensato...” Si fermò a
cercare le parole: “Una preda così prestigiosa... DEVE finire nel
mio carniere!”
Il poliziotto annuì: “E se gli
avessimo impedito di toccare la maniglia ci sarebbe. Vabbè, qua
penso io a rimettere tutto a posto, tu vai in città e rilassati, è
un ordine della polizia tedesca.”
“Agli ordini, signor tenente” fu il
saluto di commiato del Konvitato.
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