giovedì 4 luglio 2013

Sesto scontro: Torsten Dollinger E Il Konvitato Vs. Coccinella. Dra­matic Battle.

L'anta dell'armadio si aprì, e ne uscì una persona.
Yigal ripensò al fatto che lo scaffale vicino all'armadio gli sembrava TROPPO carico.
Il ragazzo era bello come un modello di una pubblicità di profumi, alto, snello, bruno.
I suoi abiti avevano uno stile punk, ma anche una certa ricercatezza: Indossava dei pantaloni mimetici, i cui colori erano fucsia, lilla e bianco, e un top con una sola spallina, nero a pallini rossi.
I capelli, pur acconciati in una spazzola alta quattro dita, apparivano molto soffici.
Era truccato come si truccano le donne, i suoi occhi neri come il carbone erano evidenziati da un sapiente uso di eye-liner. ma stranamente non appariva effeminato...
Yigal pensò ai predoni persiani delle favole. Erano favole?
Il tutore dell'ordine e il super soldato erano semplicemente pietrificati, e il ragazzo parlò di nuovo: “Con le robe da agenti segre­ ti anche me la cavo, ma sapete...” I due che erano legittimati a stare in quella stanza blindata erano allibiti, la voce era identica a quando era nell'armadio.
“Son talmente finocchio che semplicemente non riesco a stare a sentire due ragazzoni muscolosi che si mettono a parlare di figa.”
Con naturalezza andò alla porta, e prese la maniglia.
“Ah” concluse: “Per farmi perdonare del disturbo...”
Dollinger in un istante puntò la propria arma contro lo sconosciuto, che annoiato replicò: “è scarica” e prese dalla tasca sulla co­ scia destra un oggetto grande come un libro.
Il Konvitato si preparò a scagliarglisi addosso, fiducioso nel fatto che solo Dollinger avrebbe potuto aprire la porta.
Lo sconosciuto lanciò l'oggetto con grazia, vecchio trucco. Il poliziotto e il guerriero seguitarono a tenere d'occhio lui ignoran­ do la scatoletta, che da come volteggiava era troppo leggera per essere un pericolo.
Si sentì un ronzio, la scatoletta era stata tirata sul comando di apertura della porta. Il Konvitato scattò con la rapidità di una ti­ gre. Disposto a farsi male nel placcaggio, era orizzontale ad un metro dal suolo, con la precauzione di offrire alla linea di tiro di Dollinger la suola dello stivale e non... parti che magari gli sarebbero servite la sera stessa, giusto nel caso quella della pistola scarica fosse un bluff e Dollinger fosse abile meno di un centesimo di quanto appariva. Dollinger non sparò, ma il misterioso punk era già fuori, la porta non era ancora completamente chiusa.
Per quanto il Konvitato fosse forte, non poteva di certo con il dorso di una mano contrastare il calcio con cui l'altro chiuse la porta e si mise a correre nello stesso tempo, si attaccò alla maniglia allo scopo di finire fuori dalla stanza per inerzia, ma il ron­ zio cessò.
Dollinger per riflesso aveva spostato la scatoletta dal pulsante.
Capito l'errore aveva tornato a premerlo, ma il Konvitato, che si era fermato con le mani contro il muro, gli fece cenno di lasciar perdere e rimessosi in piedi tornò direttamente da Dollinger.
“Questa è una città relativamente tranquilla, se ne andrà dal tetto, e capace che ha interrotto le registrazioni delle telecamere.” Le indicò per sottolineare la diabolica scaltrezza dell'intruso.” Inutile far casino chiedendo di provare a prenderlo nell'edificio”
Dollinger si scusò: “Non mi sono reso conto che quando ho tolto la scatola era già mezzo fuori.”
Yigal, comprensivo disse: “Già, col suo teatrino ha comprato mezzo secondo a tutti e due. Ricordati di vedere come ha eluso le telecamere, non registrano ma continuano a mostrare la stanza con te dentro. Non è possibile che abbia steso qualcuno per en­ trare qui.”
Dollinger sconsolato confermò: “Dì pure che ci ha buggerati alla grande tutti e due, sapeva al decimo di secondo cosa avremmo fatto, sapeva che nessuno avrebbe notato che il contenuto della stanza differiva dalle immagini delle telecamere, un gran lavo­ ro.”
Yigal: “Hai ragione, le pecche dei nostri addestramenti sono che in certe situazioni le nostre reazioni possono essere previste con largo anticipo, ma vorrei sapere cosa voleva.”
“Uno così può fotterci quando vuole, sembrava un ninja.”
I due giganti erano scossi e imbarazzati. Non si vergognavano ad ammetterlo, ma si sentivano umiliati.
Sentirono bussare alla finestra, era il punk. Fece il gesto di rompere un sigillo e guardare in uno scrigno, poi fece loro un sorriso sincero, accattivante e infantile, fece il gesto di tirare una catenella e si accosciò girando su sé stesso, sparendo alla vista, per ul­ tima la mano, che agitava in segno di saluto.
“Andato” grugnì il Konvitato “E ci si beccherà quando vorrà lui.”
“Ma chi è?” Chiese Dollinger.
“Vediamo cosa c'è nella scatola” disse il Konvitato.
Aprirono la scatola e dentro c'era un biglietto, grande poco meno del coperchio della scatola, la carta era a buccia d'arancia, c'e­ ra scritta una frase in ebraico, sotto uno svolazzo, sotto ancora una frase in tedesco, e sotto ancora, scritta in corsivo, la parola “Coccinella” Il puntino della “I” era una stilizzazione dell'insetto, veramente carina, anche con i riflessi sulle parti nere, nono­ stante la semplicità.
“Santo cielo, quello!” sospirò il Konvitato.
Dollinger chiese: “Ne hai sentito parlare?”
Il Konvitato indicò la frase in tedesco e disse: “In ebraico c'è scritto: “Questi li ho fatti io con le mie manine d'oro.””
“In tedesco è lo stesso” Disse Dollinger, e cautamente sollevò il biglietto. Sotto c'erano 16 dolcetti turchi.
“Il Konvitato ne indicò uno e disse: guarda che roba, questo. Ha selezionato e spellato i pistacchi uno ad uno, ma come li avrà tagliati così fini?”
“Muoio dalla voglia di assaggiarne uno, ma se lo facessi sarei dannato a vita, puoi tenerli”
“Incorruttibile fino al cioccolatino, eh? Lo avevo capito” disse Yigal, anche per mitigare l'imbarazzo.
Il poliziotto osservò: “Non mi hai detto chi è quel tipo, ma sembra che tu ti sia tranquillizzato appena hai visto la firma.”
“è iraniano, contro gli Ayatollah, se lo pigliano lo appendono... il ché tecnicamente ne fa un amico.”
“Perché lo chiamano “Coccinella”?” chiese Dollinger.
“L'insetto che contrassegnava la “i”,non so in quale lingua. Lo chiamano così perché te lo trovi davanti, non sai come, non sai perché, e ad un certo punto non c'è più e ti lascia a chiederti cosa abbia fatto.”
“Meritatissimo, direi” fu la risposta.
Dollinger finalmente rimise la pistola nella fondina e disse: “Sai, sono un appassionato di pesca alla carpa. Mi viene da pensare a quando ero piccolo... quando abboccava un pesce pesante lo perdevo sempre perché ero troppo eccitato all'idea di tirarlo su e vantarmene con gli amici, poi ho corretto questa tendenza... e penso che oggi sia tornata fuori”
Il Konvitato rise: “Proprio quella, era come quando da bambino trattieni qualcosa in un sogno e quando ti svegli non c'è più... in fondo credo di aver intuito chi fosse quando è uscito dall'armadio, ed ho pensato...” Si fermò a cercare le parole: “Una preda così prestigiosa... DEVE finire nel mio carniere!”
Il poliziotto annuì: “E se gli avessimo impedito di toccare la maniglia ci sarebbe. Vabbè, qua penso io a rimettere tutto a posto, tu vai in città e rilassati, è un ordine della polizia tedesca.”

“Agli ordini, signor tenente” fu il saluto di commiato del Konvitato.  

Nessun commento:

Posta un commento