Il Konvitato si sfregò il mento,
mentre aspettava il caffè. Pensò che le donne che sanno guidare gli
elicotteri fanno il miglior caffè del mondo, e che era stato molto
fortunato ad essere stato invitato da una di esse.
Chiese alla donna se per caso avesse
rasoi, lei disse di no: “Tutti e sedici i miei trisnonni erano
Cebu, e in questo appartamento non è mai entrato un uomo.”
Il Konvitato stentò a credere alla sua
fortuna, e pensò che in fondo affrontare la giornata con un' ombra
di barba era un piccolo prezzo da pagare per il caffè che ora gli
veniva messo davanti.
I due decisero di fare una passeggiata,
la donna doveva andare al lavoro a mezzogiorno, il Konvitato avrebbe
molto volentieri speso il resto della sua licenza a casa con lei...
ma anche tutta la vita.
Alle undici si salutarono.
La giornata era meravigliosa.
Andò in piazza degli ebrei per
salutare Leyla, prima di andare a trovare il tenente di polizia e
trovò Amelio Vaironi che discute va col direttore del locale,
Leyla non c'era. Facendo finta di essere un turista francese (che
odiava a morte gli ebrei), il Konvita to si concesse lo sfizio
di prendere bonariamente in giro Vaironi, e si fece raccontare la
disavventura al minimarket thailandese.
Pensò che se Vaironi avesse venduto
quel soggetto ad Hollywood avrebbero potuto farci 50 films, pagò il
proprio conto e quel lo di Amelio.
Mentre Amelio si allontanava
mannaggiando su non meglio precisati complotti, Il Konvitato rilesse
la lettera che un tenente di polizia gli aveva fatto recapitare in
albergo, lo aveva invitato al commissariato per un caffè in
amicizia.
Mostrò la lettera al direttore del
locale, e gli chiese se la parte scritta in inglese corrispondeva a
quella scritta in tedesco.
Il direttore, prima di prendere in mano
la lettera disse: “Il tenente Dollinger è uno con le palle. Vuole
tenere la città tranquilla, per quanto può, quindi quando arriva
uno grosso gli piace farci una chiacchierata, se non ci vai tu viene
lui da te.”
Il Konvitato si pizzicò la guancia e
disse: “Per essere grosso sono grosso.”
In quella entrò Leyla e disse: “è
anche affascinante, quando non sono andata da lui è venuto qui e mi
ricordo che mi disse: ”Che sollievo, mi sarebbe dispiaciuto molto
di apprendere che il motivo della sua assenza fosse di salute. Non mi
fraintenda, non era assolutamente una convocazione, solo una
conversazione amichevole per farla sentire più a suo agio in una
città che all'inizio poteva sembrarle ostile.”
Il Konvitato prese la lettera in mano e
osservò: “l'ultima frase è scritta nella lettera che ho
ricevuto...”
Leyla annuì: “Deve averla messa
dopo... Si, la ricordo come se fossi un registratore di MP3”
Il Konvitato rimise la lettera in tasca
e disse: “se non sentite mie notizie, portatemi le arance.”
Leyla ne prese una da una fruttiera a
portata di mano e la soppesò, “Te ne tiro una in testa, se non la
pianti con questi scherzi!”
Il gigante batté in ritirata ridendo.
Lungo il tragitto pensò che sarebbe
stato meglio se l'interminabile conflitto fosse stato deciso da un
“Orange game”. Chiara mente i palestinesi avrebbero vinto,
ma almeno avrebbe saputo come finiva.
Arrivò in pochi minuti al
commissariato di polizia, suonò al campanello.
Dopo pochi secondi una voce chiese chi
fosse e perché fosse lì.
Il Konvitato scandì: “Buongiorno, mi
chiamo Yigal Kaplinskji, e ho un appuntamento con Torsten Dollinger.”
La voce disse: Al pianterreno prenda il
corridoio a sinistra, suoni alla porta di fronte a sé, poi un ronzio
comunicò al Konvitato che il pesante portone si sarebbe aperto con
una semplice spinta.
Il guardiano, all'interno pensò bene
di ripetere le istruzioni per raggiungere l'ufficio dove era
desiderato.
Il Konvitato bussò alla porta, ed una
poliziotta lo fece entrare. Dietro alla porta c'era un uomo.
Yigal lo misurò in uno sguardo, alto
circa un metro e novanta, cioè quindici centimetri meno di lui,
pesante sul quintale, cioè quaranta chilogrammi più leggero. Per la
gente comune un maciste, per cui doveva essere un' esperienza nuova
l'essere guarda to dall'alto in basso.
Il volto era semplicemente perfetto per
impersonare un qualche soldato nazista di quelli che ostacolano
Indiana Jones affrontan dolo di persona a pugni.
L'uomo parlò in inglese alla
poliziotta: “Spero non ti dispiaccia se usiamo questo ufficio per
un' oretta”. Batté con le nocche sul vetro blindato, e si affrettò
a rassicurare il Konvitato: “Sono sicuro che dieci o quindici
minuti basteranno, comunque ricordi che non è tenuto a stare qui, se
non vuole, anzi: la ringrazio per la sua cortesia.”
Yigal annuì, la poliziotta se ne andò.
“La porta della stanza si può aprire
solo da dentro o da un ufficio al piano superiore” spiegò l'uomo
che ormai per il Konvitato era chiaramente Torsten Dollinger.
Un ronzio confermò la possibilità di
aprire la porta girando la maniglia e tirando.
Dollinger entrò per primo, e si
sedette ad una delle due scrivanie, davanti alla quale c'era una
sedia.
Yigal notò le inferriate alle
finestre, un armadio e una scaffalatura piena di raccoglitori.
“Troppo piena” pensò, ma non ci
fece altro caso. Si avviò verso la scrivania dove sedeva Dollinger e
si fermò.
“Prego, signor Kaplinskji, si
accomodi.” accompagnò l'invito con un movimento della mano.
Yigal sperò che la sedia reggesse i
suoi centoquaranta chili, mentre si sedeva disse, sinceramente
ammirato: “hey, bel trucco, mi dice come funziona?”
Dollinger si grattò il naso, e disse:
“Avrà già capito che quando ha suonato al campanello, il portiere
mi ha detto il suo nome”
Il Konvitato annuì, Dollinger
proseguì: “Così, inizia il movimento come se le dita fossero
legate al muro dietro di lei con elasti ci, quindi muove il
polso, e quando è quasi arrivato porta fluidamente le dita nella
posizione finale”
Il Konvitato espresse ammirazione:
“Fantastico, per un istante mi son sentito come se lo scopo di
tutta l'esistenza fosse il mo mento di sedermi su questa sedia.
Immagino che sui militari come me funzioni meglio, comunque rimane
uno studio notevole.”
“Se non è d'aiuto, comunque non è
di nocumento. Se mi vuole scusare un attimo... Ah, da qui in poi può
darmi del tu.”
Il Konvitato grugnì “Altrettanto”
L' attenzione del Konvitato cadde su un
oggetto curioso: una scatola di ciambelline identica a quelle
mostrate nel cartone ani mato “I Simpsons” Ai lati della
scatola non c'erano né i valori nutrizionali, né il codice a barre,
nella scatola c'erano sette ciam belline, con la glassa di
diversi colori, probabilmente la scatola intonsa ne conteneva... 12 e
mezzo?
“meglio se non le tocchi, son lì da
mesi” disse Dollinger mentre stava leggendo un incartamento.
Il Konvitato guardò meglio e vide che
sul fondo della scatola non c'era né zucchero a velo né perline
colorate, e d'istinto disse: “Sono di terracotta?”
“Resina” precisò Dollinger, una
scultura della mia nipotina.
Il Konvitato fece scorrere lo sguardo,
e vide il prisma con su scritto “Dollinger”.
Dunque quella era la sua scrivania, e
aveva chiesto alla collega di lasciarli soli. Non seppe spiegarsi
perché Dollinger aveva vo luto fargli credere di aver preso
l'ufficio in prestito per poi ostentarne il possesso.
Dollinger parlò: “Sai, ci sono città
famose nel mondo, Venezia, Parigi” fece una pausa e proseguì:
”Gerusalemme, al tuo paese, so che ci vengono molti turisti.”
Il Konvitato ne convenne, pensava di
sapere la frase seguente, ma si rese subito conto che si sbagliava,
anche se di poco.
“Questa città è molto bella, è
ricca di storia perché molti uomini intelligenti hanno detto: “che
bella città, quasi quasi mi metto a studiare qui piuttosto che...”
...Bè, dovunque fossero prima.” Iniziò Dollinger.
Il Konvitato disse: “Me ne sono
accorto, è pieno di targhe di famosi studiosi”
Dollinger disse: “Ed ora ho questa
strana coincidenza, persone che si conoscono sono venute qui,
apparentemente senza sapere le une delle altre, io vorrei sapere
quanto è corretto...” alzò le mani, e con gli indici e medi ad
uncino fece un gesto a dire che la parola successiva andava
virgolettata: “Apparentemente”
Il Konvitato disse: “Visto anche
questo. Proprio oggi ho offerto la colazione ad Amelio Vaironi”
Se il poliziotto fu sorpreso dalla
risposta del Konvitato non lo diede a vedere, invece chiese: “Come
sta, il signor Vaironi?”
Il Konvitato rispose: “Credo non
navighi in buone acque, ma complessivamente mi è sembrato in buona
salute”
Dollinger chiese: “Hai notato
medicazioni o tagli?”
il Konvitato, non capendo a cosa si
riferisse Dollinger fece di no con la testa, e disse: “Niente di
vistoso, aveva un graffietto sul la fronte, ma di certo non ti
riferisci a quello.”
Dollinger sorrise, e chiese: “ti ha
detto come se lo è procurato?”
Il Konvitato opinò: “Penso sia
capitato a tutti, tipo quando girano per la casa di notte e
incocciano in uno sportello lasciato aper to”
Dollinger fece fermare il Konvitato e
disse: “Vorrei sapere cosa ti ha detto lui.”
Il Konvitato pesò l'aria, e spiegò:
“Uno dei suoi racconti, era in un minimarket, la cassiera si è
messa a discutere sui prezzi e su bito dopo è arrivata la
guardia nazionale, la triade cinese, la yakuza, il dottor destino...”
sottolineava ogni aggiunta con un movi mento della mano, come
quello di un direttore d'orchestra ”l'interpol, Fiamma Nirenstein,
Bradford, Terminator, i ragazzi venuti dal Brasile, i Backstreet
boys, il batterista dei kiss, Daphne Rosen, tutte le forze del male,
e naturalmente la stampa fascista a messo tutto a tacere.”
Dollinger sembrava leggermente
divertito, il Konvitato pensò bene di spiegare: “Oh, non son stato
a sentirlo di preciso, ma non sono andato molto lontano.”
Dollinger con voce allegra punzecchiò:
“E ci mancava solo” indicò con la mano aperta Yigal e concluse
la battuta: “Il tenente Kaplinskji” Trattenne il riso a stento.
Yigal invece scoppiò in un' aperta
risata, riuscendo a dire, fra gli irrefrenabili accessi:
“Bellissima!!”
Rise ancora, e scandì cercando di
imitare non il tono di Dollinger ma l'accento di Vaironi: “E ci
mancava solo il tenente Kaplin skji” Sospirò: “Quel tipo
merita uno show in TV”
Dollinger scosse la testa: “Qualcosa
non gli funziona in testa, la gente non si divertirebbe, immagino che
tu trovi difficile da ca pire cosa intendo dire.”
“Temo di non poterlo capire, ma non
so cosa ci si possa fare, qui è pieno di persone che lo capiscono
anche troppo.”
Dollinger indicò sé stesso coi
pollici e disse: “Ha dovuto accontentarsi del tenente Dollinger”
“Cosa stava combinando?” Chiese
l'israeliano
Dollinger sospirò: “Torniamo alla
peculiarità di questa città, sembra attirare personalità notevoli,
Vaironi stava attaccando briga con Ivan Liebermann, ne hai sentito
parlare?”
L'altro rispose: “Anche lui è qui?
Povero Amelio, beccare Liebermann al supermercato in una bella
cittadina tedesca...”
Il poliziotto si premurò: “Ivan è
un gran pugile, ma fuori dal ring non si permetterebbe mai...”
Il Konvitato rise: “Dico, è in una
città tedesca che non fa duecentomila abitanti... Becca Liebermann,
il thailandese alla sera... Probabilità: una su cento miliardi...”
indicò se stesso: “ il tenente Kaplinskji il mattino dopo.... e
non riconosce nessuno dei due. Avrebbe potuto inventare chissà cosa
sul suo blog e non lo saprà mai.”
Dollinger ne convenne, e chiese: “Ho
letto il rapporto di Vaironi sulla disavventura di ieri, devo dire
che è stato estremamente creativo. Com'è che il signor Vaironi
questa mattina non ti ha riconosciuto?”
Il Konvitato rispose: “Non mi ha mai
visto, sa solo che esiste un tenente di fanteria dell'esercito
israeliano che si chiama come il suo personaggio, Yigal Kaplinskji”
Dollinger insistette: “Come ti
sembrava il suo show?”
Il Konvitato alzò le spalle: “Per me
era uno scherzo, i commilitoni mi prendevano per il culo imitando
l'accento di Vaironi, e la mia stazza ha fatto il resto.”
Dollinger guardò il Konvitato. Era
sicuro di non aver mai visto un uomo così pesante e atletico allo
stesso tempo, sembrava uno di quei giganti del wrestling americano.
“Bene, questa la abbiamo risolta”
concluse Dollinger.
Il Konvitato ridacchio, e si scusò:
“Dammi un minuto solo... “E ci mancava solo il tenente
Kaplinskji”... troppo forte, scusa, mi ricompongo subito.”
Appena l'israeliano riuscì a tornar
serio Dollinger proseguì: “Immagino ti trovavi in quel bar perché
sei in rapporti di amicizia con la... qui la chiamiamo “Bella di
notte” ”
Il Konvitato si grattò la testa e
disse: ”Si, esatto, solo una cosa... “Hayat” significa “Vitale”
e non bella.”
Dollinger spiegò: “Non lo sapevo,
comunque il soprannome deriva dal fatto che... sarebbe anche una
bella ragazza, adesso che si sta diffondendo la moda del fitness, ma
ha sempre quell'espressione...”
Il Konvitato assentì: “non ha avuto
una vita facile, povera ragazza.”
Dollinger interruppe Yigal: “Non
intendiamo arrestarla, quello che ho letto su di lei mi ha fatto
drizzare i capelli, ma al momen to non ce ne è la ragione. uno
di questi giorni ne riparleremo, se ti va.”
Yigal stupito disse: “Non c'è un
mandato d'arresto su di lei, e ti garantisco che non avrebbero
mandato me ad occuparmene.”
Dollinger si grattò il naso e corresse
il Konvitato: “Come persona sono curioso di sapere come mai non vi
siete saltati alla gola a vicenda, ma ora vorrei dirti che c'è un'
altra personalità notevole, in città.”
“Parli di Sivan Lutchky?” Chiese.
Questa volta il tenente Dollinger fu,
suo malgrado, strabiliato.
“Come lo hai saputo?”
“Me lo ha detto Christiana Bradley,
l'elicotterista dell'ospedale.”
Incredulo, Torsten si fece con l'indice
il segno della croce sulla guancia destra, il Konvitato confermò con
un movimento della testa.
“Maledetti ebrei, tutte le fortune
vengono a voi.” Lo disse con un esagerato tono di repulsione, e i
suoi occhi sorridevano. “Adesso non so se iscrivermi ad Hamas per
l'invidia o se andare a convertirmi sperando che capiti qualcosa di
simile anche a me.”
Yigal si lasciò scappare una risatina
e celiò: “Se ogni tanto non capitasse un miracolo, non saremmo
durati tanto a lungo.”
Una voce stranissima, profonda e
metallica, che faceva pensare al rumore del nastro adesivo da pacchi
che viene srotolato inter ruppe la conversazione: “Scusate...”
Yigal e Torsten si guardarono intorno
per cercarne l'origine, nella stanza blindata.
Nessun commento:
Posta un commento