giovedì 4 luglio 2013

Quinto scontro: Il Konvitato Vs. Torsten Dollinger. Primo Round.

Il Konvitato si sfregò il mento, mentre aspettava il caffè. Pensò che le donne che sanno guidare gli elicotteri fanno il miglior caffè del mondo, e che era stato molto fortunato ad essere stato invitato da una di esse.
Chiese alla donna se per caso avesse rasoi, lei disse di no: “Tutti e sedici i miei trisnonni erano Cebu, e in questo appartamento non è mai entrato un uomo.”
Il Konvitato stentò a credere alla sua fortuna, e pensò che in fondo affrontare la giornata con un' ombra di barba era un piccolo prezzo da pagare per il caffè che ora gli veniva messo davanti.
I due decisero di fare una passeggiata, la donna doveva andare al lavoro a mezzogiorno, il Konvitato avrebbe molto volentieri speso il resto della sua licenza a casa con lei... ma anche tutta la vita.
Alle undici si salutarono.
La giornata era meravigliosa.
Andò in piazza degli ebrei per salutare Leyla, prima di andare a trovare il tenente di polizia e trovò Amelio Vaironi che discute­ va col direttore del locale, Leyla non c'era. Facendo finta di essere un turista francese (che odiava a morte gli ebrei), il Konvita­ to si concesse lo sfizio di prendere bonariamente in giro Vaironi, e si fece raccontare la disavventura al minimarket thailandese.
Pensò che se Vaironi avesse venduto quel soggetto ad Hollywood avrebbero potuto farci 50 films, pagò il proprio conto e quel­ lo di Amelio.
Mentre Amelio si allontanava mannaggiando su non meglio precisati complotti, Il Konvitato rilesse la lettera che un tenente di polizia gli aveva fatto recapitare in albergo, lo aveva invitato al commissariato per un caffè in amicizia.
Mostrò la lettera al direttore del locale, e gli chiese se la parte scritta in inglese corrispondeva a quella scritta in tedesco.
Il direttore, prima di prendere in mano la lettera disse: “Il tenente Dollinger è uno con le palle. Vuole tenere la città tranquilla, per quanto può, quindi quando arriva uno grosso gli piace farci una chiacchierata, se non ci vai tu viene lui da te.”
Il Konvitato si pizzicò la guancia e disse: “Per essere grosso sono grosso.”
In quella entrò Leyla e disse: “è anche affascinante, quando non sono andata da lui è venuto qui e mi ricordo che mi disse: ”Che sollievo, mi sarebbe dispiaciuto molto di apprendere che il motivo della sua assenza fosse di salute. Non mi fraintenda, non era assolutamente una convocazione, solo una conversazione amichevole per farla sentire più a suo agio in una città che all'inizio poteva sembrarle ostile.”
Il Konvitato prese la lettera in mano e osservò: “l'ultima frase è scritta nella lettera che ho ricevuto...”
Leyla annuì: “Deve averla messa dopo... Si, la ricordo come se fossi un registratore di MP3”
Il Konvitato rimise la lettera in tasca e disse: “se non sentite mie notizie, portatemi le arance.”
Leyla ne prese una da una fruttiera a portata di mano e la soppesò, “Te ne tiro una in testa, se non la pianti con questi scherzi!”
Il gigante batté in ritirata ridendo.
Lungo il tragitto pensò che sarebbe stato meglio se l'interminabile conflitto fosse stato deciso da un “Orange game”. Chiara­ mente i palestinesi avrebbero vinto, ma almeno avrebbe saputo come finiva.
Arrivò in pochi minuti al commissariato di polizia, suonò al campanello.
Dopo pochi secondi una voce chiese chi fosse e perché fosse lì.
Il Konvitato scandì: “Buongiorno, mi chiamo Yigal Kaplinskji, e ho un appuntamento con Torsten Dollinger.”
La voce disse: Al pianterreno prenda il corridoio a sinistra, suoni alla porta di fronte a sé, poi un ronzio comunicò al Konvitato che il pesante portone si sarebbe aperto con una semplice spinta.
Il guardiano, all'interno pensò bene di ripetere le istruzioni per raggiungere l'ufficio dove era desiderato.
Il Konvitato bussò alla porta, ed una poliziotta lo fece entrare. Dietro alla porta c'era un uomo.
Yigal lo misurò in uno sguardo, alto circa un metro e novanta, cioè quindici centimetri meno di lui, pesante sul quintale, cioè quaranta chilogrammi più leggero. Per la gente comune un maciste, per cui doveva essere un' esperienza nuova l'essere guarda­ to dall'alto in basso.
Il volto era semplicemente perfetto per impersonare un qualche soldato nazista di quelli che ostacolano Indiana Jones affrontan­ dolo di persona a pugni.
L'uomo parlò in inglese alla poliziotta: “Spero non ti dispiaccia se usiamo questo ufficio per un' oretta”. Batté con le nocche sul vetro blindato, e si affrettò a rassicurare il Konvitato: “Sono sicuro che dieci o quindici minuti basteranno, comunque ricordi che non è tenuto a stare qui, se non vuole, anzi: la ringrazio per la sua cortesia.”
Yigal annuì, la poliziotta se ne andò.
“La porta della stanza si può aprire solo da dentro o da un ufficio al piano superiore” spiegò l'uomo che ormai per il Konvitato era chiaramente Torsten Dollinger.
Un ronzio confermò la possibilità di aprire la porta girando la maniglia e tirando.
Dollinger entrò per primo, e si sedette ad una delle due scrivanie, davanti alla quale c'era una sedia.
Yigal notò le inferriate alle finestre, un armadio e una scaffalatura piena di raccoglitori.
“Troppo piena” pensò, ma non ci fece altro caso. Si avviò verso la scrivania dove sedeva Dollinger e si fermò.
“Prego, signor Kaplinskji, si accomodi.” accompagnò l'invito con un movimento della mano.
Yigal sperò che la sedia reggesse i suoi centoquaranta chili, mentre si sedeva disse, sinceramente ammirato: “hey, bel trucco, mi dice come funziona?”
Dollinger si grattò il naso, e disse: “Avrà già capito che quando ha suonato al campanello, il portiere mi ha detto il suo nome”
Il Konvitato annuì, Dollinger proseguì: “Così, inizia il movimento come se le dita fossero legate al muro dietro di lei con elasti­ ci, quindi muove il polso, e quando è quasi arrivato porta fluidamente le dita nella posizione finale”
Il Konvitato espresse ammirazione: “Fantastico, per un istante mi son sentito come se lo scopo di tutta l'esistenza fosse il mo­ mento di sedermi su questa sedia. Immagino che sui militari come me funzioni meglio, comunque rimane uno studio notevole.”
“Se non è d'aiuto, comunque non è di nocumento. Se mi vuole scusare un attimo... Ah, da qui in poi può darmi del tu.”
Il Konvitato grugnì “Altrettanto”
L' attenzione del Konvitato cadde su un oggetto curioso: una scatola di ciambelline identica a quelle mostrate nel cartone ani­ mato “I Simpsons” Ai lati della scatola non c'erano né i valori nutrizionali, né il codice a barre, nella scatola c'erano sette ciam­ belline, con la glassa di diversi colori, probabilmente la scatola intonsa ne conteneva... 12 e mezzo?
“meglio se non le tocchi, son lì da mesi” disse Dollinger mentre stava leggendo un incartamento.
Il Konvitato guardò meglio e vide che sul fondo della scatola non c'era né zucchero a velo né perline colorate, e d'istinto disse: “Sono di terracotta?”
“Resina” precisò Dollinger, una scultura della mia nipotina.
Il Konvitato fece scorrere lo sguardo, e vide il prisma con su scritto “Dollinger”.
Dunque quella era la sua scrivania, e aveva chiesto alla collega di lasciarli soli. Non seppe spiegarsi perché Dollinger aveva vo­ luto fargli credere di aver preso l'ufficio in prestito per poi ostentarne il possesso.
Dollinger parlò: “Sai, ci sono città famose nel mondo, Venezia, Parigi” fece una pausa e proseguì: ”Gerusalemme, al tuo paese, so che ci vengono molti turisti.”
Il Konvitato ne convenne, pensava di sapere la frase seguente, ma si rese subito conto che si sbagliava, anche se di poco.
“Questa città è molto bella, è ricca di storia perché molti uomini intelligenti hanno detto: “che bella città, quasi quasi mi metto a studiare qui piuttosto che...” ...Bè, dovunque fossero prima.” Iniziò Dollinger.
Il Konvitato disse: “Me ne sono accorto, è pieno di targhe di famosi studiosi”
Dollinger disse: “Ed ora ho questa strana coincidenza, persone che si conoscono sono venute qui, apparentemente senza sapere le une delle altre, io vorrei sapere quanto è corretto...” alzò le mani, e con gli indici e medi ad uncino fece un gesto a dire che la parola successiva andava virgolettata: “Apparentemente”
Il Konvitato disse: “Visto anche questo. Proprio oggi ho offerto la colazione ad Amelio Vaironi”
Se il poliziotto fu sorpreso dalla risposta del Konvitato non lo diede a vedere, invece chiese: “Come sta, il signor Vaironi?”
Il Konvitato rispose: “Credo non navighi in buone acque, ma complessivamente mi è sembrato in buona salute”
Dollinger chiese: “Hai notato medicazioni o tagli?”
il Konvitato, non capendo a cosa si riferisse Dollinger fece di no con la testa, e disse: “Niente di vistoso, aveva un graffietto sul­ la fronte, ma di certo non ti riferisci a quello.”
Dollinger sorrise, e chiese: “ti ha detto come se lo è procurato?”
Il Konvitato opinò: “Penso sia capitato a tutti, tipo quando girano per la casa di notte e incocciano in uno sportello lasciato aper­ to”
Dollinger fece fermare il Konvitato e disse: “Vorrei sapere cosa ti ha detto lui.”
Il Konvitato pesò l'aria, e spiegò: “Uno dei suoi racconti, era in un minimarket, la cassiera si è messa a discutere sui prezzi e su­ bito dopo è arrivata la guardia nazionale, la triade cinese, la yakuza, il dottor destino...” sottolineava ogni aggiunta con un movi­ mento della mano, come quello di un direttore d'orchestra ”l'interpol, Fiamma Nirenstein, Bradford, Terminator, i ragazzi venuti dal Brasile, i Backstreet boys, il batterista dei kiss, Daphne Rosen, tutte le forze del male, e naturalmente la stampa fascista a messo tutto a tacere.”
Dollinger sembrava leggermente divertito, il Konvitato pensò bene di spiegare: “Oh, non son stato a sentirlo di preciso, ma non sono andato molto lontano.”
Dollinger con voce allegra punzecchiò: “E ci mancava solo” indicò con la mano aperta Yigal e concluse la battuta: “Il tenente Kaplinskji” Trattenne il riso a stento.
Yigal invece scoppiò in un' aperta risata, riuscendo a dire, fra gli irrefrenabili accessi: “Bellissima!!”
Rise ancora, e scandì cercando di imitare non il tono di Dollinger ma l'accento di Vaironi: “E ci mancava solo il tenente Kaplin­ skji” Sospirò: “Quel tipo merita uno show in TV”
Dollinger scosse la testa: “Qualcosa non gli funziona in testa, la gente non si divertirebbe, immagino che tu trovi difficile da ca­ pire cosa intendo dire.”
“Temo di non poterlo capire, ma non so cosa ci si possa fare, qui è pieno di persone che lo capiscono anche troppo.”
Dollinger indicò sé stesso coi pollici e disse: “Ha dovuto accontentarsi del tenente Dollinger”
“Cosa stava combinando?” Chiese l'israeliano
Dollinger sospirò: “Torniamo alla peculiarità di questa città, sembra attirare personalità notevoli, Vaironi stava attaccando briga con Ivan Liebermann, ne hai sentito parlare?”
L'altro rispose: “Anche lui è qui? Povero Amelio, beccare Liebermann al supermercato in una bella cittadina tedesca...”
Il poliziotto si premurò: “Ivan è un gran pugile, ma fuori dal ring non si permetterebbe mai...”
Il Konvitato rise: “Dico, è in una città tedesca che non fa duecentomila abitanti... Becca Liebermann, il thailandese alla sera... Probabilità: una su cento miliardi...” indicò se stesso: “ il tenente Kaplinskji il mattino dopo.... e non riconosce nessuno dei due. Avrebbe potuto inventare chissà cosa sul suo blog e non lo saprà mai.”
Dollinger ne convenne, e chiese: “Ho letto il rapporto di Vaironi sulla disavventura di ieri, devo dire che è stato estremamente creativo. Com'è che il signor Vaironi questa mattina non ti ha riconosciuto?”
Il Konvitato rispose: “Non mi ha mai visto, sa solo che esiste un tenente di fanteria dell'esercito israeliano che si chiama come il suo personaggio, Yigal Kaplinskji”
Dollinger insistette: “Come ti sembrava il suo show?”
Il Konvitato alzò le spalle: “Per me era uno scherzo, i commilitoni mi prendevano per il culo imitando l'accento di Vaironi, e la mia stazza ha fatto il resto.”
Dollinger guardò il Konvitato. Era sicuro di non aver mai visto un uomo così pesante e atletico allo stesso tempo, sembrava uno di quei giganti del wrestling americano.
“Bene, questa la abbiamo risolta” concluse Dollinger.
Il Konvitato ridacchio, e si scusò: “Dammi un minuto solo... “E ci mancava solo il tenente Kaplinskji”... troppo forte, scusa, mi ricompongo subito.”
Appena l'israeliano riuscì a tornar serio Dollinger proseguì: “Immagino ti trovavi in quel bar perché sei in rapporti di amicizia con la... qui la chiamiamo “Bella di notte” ”
Il Konvitato si grattò la testa e disse: ”Si, esatto, solo una cosa... “Hayat” significa “Vitale” e non bella.”
Dollinger spiegò: “Non lo sapevo, comunque il soprannome deriva dal fatto che... sarebbe anche una bella ragazza, adesso che si sta diffondendo la moda del fitness, ma ha sempre quell'espressione...”
Il Konvitato assentì: “non ha avuto una vita facile, povera ragazza.”
Dollinger interruppe Yigal: “Non intendiamo arrestarla, quello che ho letto su di lei mi ha fatto drizzare i capelli, ma al momen­ to non ce ne è la ragione. uno di questi giorni ne riparleremo, se ti va.”
Yigal stupito disse: “Non c'è un mandato d'arresto su di lei, e ti garantisco che non avrebbero mandato me ad occuparmene.”
Dollinger si grattò il naso e corresse il Konvitato: “Come persona sono curioso di sapere come mai non vi siete saltati alla gola a vicenda, ma ora vorrei dirti che c'è un' altra personalità notevole, in città.”
“Parli di Sivan Lutchky?” Chiese.
Questa volta il tenente Dollinger fu, suo malgrado, strabiliato.
“Come lo hai saputo?”
“Me lo ha detto Christiana Bradley, l'elicotterista dell'ospedale.”
Incredulo, Torsten si fece con l'indice il segno della croce sulla guancia destra, il Konvitato confermò con un movimento della testa.
“Maledetti ebrei, tutte le fortune vengono a voi.” Lo disse con un esagerato tono di repulsione, e i suoi occhi sorridevano. “Adesso non so se iscrivermi ad Hamas per l'invidia o se andare a convertirmi sperando che capiti qualcosa di simile anche a me.”
Yigal si lasciò scappare una risatina e celiò: “Se ogni tanto non capitasse un miracolo, non saremmo durati tanto a lungo.”
Una voce stranissima, profonda e metallica, che faceva pensare al rumore del nastro adesivo da pacchi che viene srotolato inter­ ruppe la conversazione: “Scusate...”

Yigal e Torsten si guardarono intorno per cercarne l'origine, nella stanza blindata.  

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