giovedì 4 luglio 2013

Secondo scontro: Clearwater Vs. Il Konvitato. Primo round.

L' ora di pranzo era passata da un po, gli ultimi clienti di mezzogiorno se ne erano andati, satolli, e al take-away vietnamita il personale si stava preparando per servire la cena. Nel locale c'erano tre persone. Un giovanotto stava lavando piatti e stoviglie, una graziosa signora sui trent'anni stava avvolgendo dei tovaglioli di carta intorno alle posate occidentali, e la donna nota come Clearwater, che nonostante fosse vicina ai quarant'anni sembrava una ragazzina, stava rimuovendo tegumenti e tendini da un mucchio di petti di pollo.
La donna che stava preparando le posate si chiamava Kara, ed era sua cugina, e aveva accolto Clearwater in Germania dopo che qualcosa di orrendo le era capitato in Israele, ma non era dato sapere cosa, perché Clearwater aveva perso qualsiasi facoltà di comunicazione, pur essendo estremamente autonoma nel lavoro al ristorante.
L'uomo che azionava la lavastoviglie, Dree, era il secondo marito di Kara.
I due si amavano da quando avevano quindici anni.
Per lasciare il Vietnam avevano pianificato con un turista tedesco un matrimonio combinato: Kara sposò il tedesco, appena otte­ nuto il passaporto tedesco divorziò, e si fece raggiungere da Dree, indicandolo come direttore del ristorante che aveva intenzio­ ne di aprire, ma questa è un' altra storia.
Clearwater sembrava autonoma, come se conoscesse il mestiere a menadito, ma non parlava con nessuno, nei quattro anni pas­ sati in Germania non aveva emesso un solo suono articolato, Kara aveva spiegato all'ufficio immigrazione che era muta.
Clearwater era la traduzione in inglese della parola vietnamita “Thuy”, che era il nome della donna, ma siccome non rispondeva affatto a chiamarla Thuy, ormai “Clearwater” era diventato il suo nome, anche sui documenti.
Verso le quindici entrò un avventore, che salutò il personale in Inglese. Era molto alto e grosso, aveva un volto piuttosto deciso e i capelli piuttosto lunghi. Anche se in Germania non sono rari uomini altrettanto alti e pesanti, questo dava l'idea di essere ro­ busto per via del duro lavoro, e non grazie all'aiuto di steroidi. Nonostante sembrasse pesare un quintale e mezzo si muoveva con la grazia di un felino.
Sembrava piuttosto giovane, si guardò intorno, poi guardò il lavoro in cui era intenta Kara, e commentò in inglese: “Forse sono arrivato in un' ora sbagliata”
Kara, che parlava l'inglese meglio del tedesco, si premurò di contraddirlo, e di invitarlo a prendere posto. L'uomo si avviò, ap­ pena fatto un passo si fermò a fissare Clearwater, che gli dava le spalle, occupata a preparare bocconcini di pollo da friggere o arrostire.
La guardò per qualche secondo, convinto di averla riconosciuta anche se gli dava le spalle, la cugina e il cognato lo osservavano incuriositi.
“Thuy?” Chiese l'uomo. “forse non mi riconosci, credo di essere un po' cresciuto.”
Nessuna reazione.
Dree gli chiese, visibilmente confuso come conoscesse il nome della cognata, l'avventore rispose che la aveva conosciuta quan­ do era un ragazzino. Ovviamente si astenne dal dire che all'epoca lui aveva 13 anni ed era più alto di Clearwater, lei era una splendida asiatica di 20 anni, e il giovanotto aveva pure sperato nel colpaccio di fortuna... ma questa era storia antica.
Kara stava per dire al giovane che ora Clearwater rispondeva solo se veniva chiamata così, ma in quel momento accadde l'im­ previsto.
“Eagle” Clearwater aveva parlato, i vietnamiti sembravano colpiti da questa cosa, né il giovanotto, che si chiamava Yigal pote­ va sapere le implicazioni della cosa.
Semplicemente per i vietnamiti, che ignoravano il nome del loro ospite, Clearwater aveva detto la parola “Eagle”
Kara andò vicino a lei, si assicurò di avere le mani pulite, nonostante le avesse praticamente sterilizzate per avvolgere forchette e coltelli nei tovaglioli, le carezzò i capelli e indicando la carne disse: “Pollo”. La trattava come una bambina.
Yigal capì così che la “bella signora cinese” doveva aver subito qualche trauma, forse in Israele, a causa degli attacchi dei pale­ stinesi coi Qassam. Strano però, a quanto ne sapeva, Thuy era nata nella guerra con gli stati uniti, quindi doveva aver passato i primi 5 anni della propria vita sotto a dei bombardamenti molto più intensi e imprevedibili.
Dree chiese a Yigal se fosse israeliano, aveva sentito dire che gli israeliani son particolarmente alti e muscolosi. Yigal annuì.
Quindi il vietnamita gli chiese se, vivendo nella stessa terra che la aveva rovinata sapesse cosa le fosse successo.
Yigal, sinceramente, rispose: “Stavo per chiederlo io a voi, ma non dovrebbe essere un problema, scoprirlo.”
Intanto Clearwater aveva conficcato il coltello nel tagliere, uscì dal banco senza fermarsi a lavarsi le mani, e abbracciò Yigal, emettendo quello che poteva sembrare un sospiro di sollievo.
Yigal era un gigante, e Clearwater piuttosto piccola, sembravano padre e figlia.
Yigal si accorse che Clearwater sembrava volersi mettere a piangere, lei alzò lo sguardo, ed aveva sul volto una maschera di contrizione.
A Yigal sembrò di sentire i pensieri di lei, come se sapesse che lei cercava di imporre agli stivali di Yigal di sviluppare radici e ancorarlo al pavimento del ristorante, dove non rischiava di essere smembrato da una bomba o perforato da un proiettile. Yigal, incerto sul da farsi, le cinse le spalle con una mano.
Kara disse a Yigal: “Spende tutti i soldi che le do per comprare giocattoli, che va a mettere sulle tombe dei bambini. Sono soldi suoi, certo. Ma è strano.”
Yigal pensò al suo paese, all'odio che i leaders arabi vomitano sugli ebrei. Sapeva che Thuy veniva da Hanoi, e guardò i parenti di Thuy.
Annamiti. In guerra costante con tutto il mondo da oltre mille anni. Mentre gli ebrei venivano perseguitati in tutto il mondo, il mondo andava a cercare gli annamiti nella loro terra, per chissà quali motivi... E a pensarci bene neanche lui sapeva perché gli ebrei suscitassero tanto odio. In qualche modo lui stesso e quelle persone erano accomunate da una storia millenaria di persecu­ zioni, e li sentì come fratelli.
Tornò a guardare Clearwater, e le disse, gentilmente: “Dobbiamo stare qui tutto il giorno?”
Clearwater si scostò, lo guardò un paio di secondi, quindi gli afferrò una manica e con la mano libera lo trascinò verso il tavolo più vicino, quindi tornò ad occuparsi di fare a pezzi i pezzi di carne per le pietanze della serata.
Mentre Yigal consumava il proprio pasto notò che ad ogni movimento che faceva che non fosse necessario a mangiare, Clear­ water si voltava, come per controllare che non stesse andando via.
Fra una portata e l'altra Kara trovò il modo di dirgli: “Credo che il vederti abbia sbloccato qualcosa, ti fermi a lungo in città?”
Yigal le rispose: “Sono arrivato oggi, resto un paio di settimane... comunque ha bisogno di aiuto.”
La portata successiva Kara rispose: “Lo penso anche io, ma se puoi, torna qui”
Yigal annuì.
Insieme al conto, che Yigal chiese con una certa insistenza nonostante le rassicurazioni di Dree, c'era il classico biscottino della fortuna.
Yigal cominciò a scartarlo con la tipica divertita curiosità di chi si appresta a scartare un biscottino della fortuna.
Anticipò mentalmente la lettura del fogliettino: mentre apriva l'incartamento con le sue grosse dita le vide che reggevano un fo­ gliettino con sopra scritta la frase latina:
“Ibis redi bis numquam peribis”
Che può essere letta sia: “Partirai, non morirai, tornerai” sia “Partirai, morirai, non tornerai”
Prima che potesse appurare cosa ci fosse scritto sul fogliettino, il biscotto gli venne strappato di mano. Silenziosa come la neve, Clearwater gli era venuta vicino, apparentemente perché non voleva che Yigal leggesse il bigliettino. Sembrava volesse legger­ lo lei, ma nel suo stato poteva essere un' impressione.
La cugina, scandalizzata dallo scatto di Clearwater, stava prendendone un altro dalla giara in cui venivano tenuti, ma con un ge­ sto Yigal le fece capire che era meglio non sfidare i brandelli di salute mentale residua che Clearwater mostrava.
Perché la preoccupazione per il prossimo è segno di sanità mentale, non di infermità.
Clearwater gettò le briciole del biscottino e il biglietto nella spazzatura senza degnarlo di attenzione.
In quel momento entrò nel locale un' altra donna asiatica, Yigal pensò che fosse vietnamita anche lei, anche se era molto più alta dei tre nel locale, sul metro e settanta. Una statura piuttosto consueta fra le donne caucasiche, ma piuttosto rara nelle asiati­ che.
La donna era anche molto snella, portava i capelli corti, aveva un' espressione trasognata, ed aveva nei lineamenti qualcosa di trascendentale. Da dove si trovava Yigal vedeva solo il lato sinistro del suo volto.
La nuova arrivata Salutò Dree e Kara in tedesco, quindi Yigal dedusse che non era vietnamita.
Lei chiese formalmente il permesso di sedersi, Kara ridendo le rispose che non occorreva chiedesse il permesso. Per andare ai tavoli si voltò verso di lui, e nonostante Yigal fosse un soldato abituato a vedere qualsiasi cosa sul campo di battaglia, ebbe un mancamento.
La donna aveva sul lato destro del volto la cicatrice di un' ustione, a forma di crocifisso. Mentre camminava verso di lui Yigal si rese conto che faceva pensare a qualcosa come un angelo, sembrava l' incarnazione della parola “Dignità”.
E stava venendo verso di lui, per sedersi esattamente di fronte a lui.
Yigal si sentì come se le decine di missioni in cui aveva rischiato la vita, il durissimo addestramento e i suoi sette anni di vita mili­tare non fossero stati sufficienti a prepararlo a quell'incontro.

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