Krav Magà. Combattimento ravvicinato.
Il soldato israeliano è una macchina
votata alla propria sopravvivenza. Contro una forza soverchiante
reagisce meglio di chiunque altro, e non si perde d'animo fino
all'ultimo respiro.
In teoria.
Aaron percepiva il buio con tutti e
cinque i sensi, e nel buio risate e motteggi, tedeschi, arabi, russi,
francesi, spagnoli, lo minacciavano in tutte le lingue che
riusciva a riconoscere, nessuno dei suoi nemici sbraitava in polacco.
Per questo Aaron non si sentiva solo, cercò di individuare la
presenza degli aggressori. Il fatto che non riuscisse a vederli era
reciproco?
Come era finito lì? Un uomo pacifico,
una vita violenta, una morte...
“Ah, ecco” pensò candidamente
“Sono morto, ma prima di morire ho ucciso”
Pensò che la sua difesa era
inadeguata, e passò ad un' altra danza di difesa, cercava di
misurare gli avversari dalle loro voci.
“Dunque questo è l'inferno e quelli
devono essere demoni o qualcosa del genere”
Aaron era un soldato israeliano, della
vecchia guardia. Avrebbe venduto cara la... bè, se era ancora in
grado di pensare allora era ancora in grado di sperare, e finché è
in grado di sperare, il soldato israeliano non può essere sconfitto.
Ucciso forse, sconfit to no.
Cambiò di nuovo postura, e ricominciò
a muoversi per raccogliere ogni possibile indizio sulla posizione e
sulle intenzioni dei propri avversari.
Il primo lo aggredì, Aaron girò su sé
stesso, con l'intenzione di capire che forma avesse, per studiare le
sue articolazioni e i pun ti deboli nei corpi di quella razza,
decise che aveva allontanato il polso del nemico con un ceffone,
valutò la possibile distanza dal gomito, e colpì dove la
probabilità di colpire qualcosa che funziona come lo sterno arrivava
ad uno su mille, non colpì nien te, ma guidato da un'
intuizione scalciò dietro di sé, e toccò qualcosa.
Si compiacque del fatto che il proprio
fantasma o quello che era indossasse ancora i fedeli stivali, assorbì
le informazioni di quel fugace contatto e stabilì che dovevano
essere una sorta di rettili bipedi.
Sentì uno spostamento d'aria, e scattò
di fianco, per evitare... Non sapeva quanto erano forti quelle
creature, e non sapeva quan te ce ne fossero, dunque si dispose
ad evitare ogni colpo.
Erano dappertutto intorno a lui.
Questa era una gomitata, ne era sicuro,
un demone russo? Aaron pur stupito dal fatto che i demoni sembrassero
avere nazionalità dal mondo dei vivi e stili di combattimento
tipici, reagì in fretta, tese l'udito e si rese conto che la
gomitata era destra, quei mostri avevano due braccia e due gambe, il
collo molto più lungo che quello di un essere umano. Aaron si spostò e colpì
la bestia dove si attaccavano le clavicole, nella sua disumana
fisionomia.
Dovette schivarne un' altro, ma quello
che sentì lo raggelò, il demone colpito era caduto sopraffatto dal
dolore, e si stava lamen tando come un bambino piccolo.
Aaron si concentrò sulle rimostranze
del demone che aveva abbattuto. “Non è giusto, tu non puoi vedere,
al buio.”
Aaron non sentiva il proprio corpo, ma
poteva muoverlo molto bene, sentì le correnti d'aria intorno a lui
farsi più ordinate, e con raccapriccio si rese conto che alcuni
demoni non si dedicavano più a lui per... divorare il compagno
caduto.
Ora Aaron era davvero spaventato, il
demone continuava a lamentarsi come un bambino... e anche i suoi
aggressori si esprime vano come bambini, mentre continuava a
sentire le invettive degli altri. Aprì la guardia, con la mano fermò
un calcio, e restituì un pugno che ruppe il ginocchio
dell'avversario, poi lo spinse in modo da forzarlo ad appoggiasi
sulla gamba appena rotta, questo lo avrebbe messo fuori gioco,
quindi fece scattare la testa all'indietro, distruggendo la faccia di
un altro avversario.
Gli altri invece di attaccarlo
mangiavano quelli che lui stendeva, con suoni piuttosto sconvenienti.
Aaron fece un balzo dove sentiva che
poteva disporsi meglio e chiuse la guardia: quanti ce ne erano?
La tattica di dare loro da mangiare i
propri compagni era terribilmente sbagliata da un punto di vista
morale, ma da un punto di vista pratico sembrava funzionare.
Lo disturbava molto il fatto che
sembrassero avere l'intelletto di bambini piccoli, ma erano
evidentemente disumani e più pesan ti di lui, e inoltre lo
avevano attaccato senza ragioni a lui note.
“Ti stancherai!” “Non potrai
reagire per sempre!” Aaron colse frasi del genere fra le ingiurie e
le contumelie, e sapeva che era vero.
Ciononostante, il soldato israeliano è
una macchina votata alla propria sopravvivenza. Contro una forza
soverchiante reagisce meglio di chiunque altro, e non si perde
d'animo fino all'ultimo respiro.
Aaron si rassegnò ad affrontare quella
lotta infinita, era un soldato israeliano, sorrise e pensò ad una
battuta del suo sergente, quando era una recluta:
“Ricordatevi: voi siete soldati
dell'esercito israeliano. In nessun'altra nazione un soldato può
dire lo stesso”
Aaron dentro di sé rise di quella
battuta, si chiese se anche i sergenti delle altre nazioni la dicono,
cambiando ovviamente la bandiera menzionata, e si dispose a
riprendere il combattimento.
Pensò che sarebbe stato meglio
muoversi in quella che gli sembrava una linea retta, per
allontanarsi dai banchetti che i suoi
pugni, calci, ginocchiate, testate, offrivano ai suoi
nemici.
Qualche colpo non riusciva a schivarlo
del tutto, Sentiva le ferite, sperava che non si infettassero, la
stanchezza e la tensione si accumulavano, quando aveva provocato la
morte di un migliaio di mostri si accorse con preoccupazione che
esprimevano dubbi, sul fatto che accanirsi sui compagni
indeboliti li distraeva dall'aggredire Aaron stesso, ma d'altra parte
anche gli sembrava che gli occhi si stessero adattando a vedere in
quell'ambiente.
Continuò a distruggere con micidiale
efficienza tutto quello che gli veniva vicino, compiaciuto del fatto
che riusciva ad evitare ferite che avrebbero pregiudicato la sua
mobilità, perché il soldato israeliano è una macchina votata alla
propria sopravvivenza. Contro una forza soverchiante reagisce meglio
di chiunque altro, e non si perde d'animo fino all'ultimo respiro.
Arrivato ad aver provocato la morte di
qualche decina di migliaia di mostri, unico possibile riscontro del
tempo, si sentiva un po' stanco, e nella monotonia di quello strano
ecosistema si chiese se i suoi nemici non fossero in realtà i
dannati e se lui non fosse in realtà il diavolo preposto alla loro
punizione.
Questo pensiero invece di motivarlo gli
faceva venire enormi sensi di colpa.
Era un soldato israeliano.
Era un diavolo il cui compito è
castigare i dannati all'inferno?
Era quello che i mostri gli stavano
urlando contro?
Scacciò questo pensiero, sarebbe
rimasto ucciso senza aver provato tutto per sopravvivere, se ci
avesse dato peso.
Avrebbe logorato la speranza, e la
speranza è la parte di equipaggiamento senza il quale un soldato
israeliano non può assolutamente dirsi un soldato israeliano.
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